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Giacomo Casanova: un personaggio ØNIRICØ"Pochi amano sentir parlare dei peccati che amano compiere."
(William Shakespeare poeta e drammaturgo inglese)
XVIII secolo: Venezia è una ricca città, che seppur parzialmente decaduta a causa della preponderanza ottomana nel Mar Adriatico, vive un'età di splendore artistico, letterario e teatrale soprattutto. Negli anni appena trascorsi la Commedia aveva già iniziato il suo processo di trasformazione: quello che di lì a breve avrebbe aperto la strada a personaggi come Carlo Goldoni.
Così si prefigurava la città di Venezia ai contemporanei: architettura, arte ed opere di grande fascino. E quanto fascino poteva suscitare un personaggio come Giacomo Casanova? Immenso senza alcun dubbio.
Figlio di due attori di teatro, Zanetta Farussi e Gaetano Casanova (o forse del nobile Michele Grimani, amante della madre per un breve periodo), il giovane Giacomo Girolamo Casanova (così il suo nome intero) vive in una condizione di "orfano" sin dalla giovinezza, data la costante assenza dei genitori costantemente impegnati in tournée e nonostante la valida presenza della nonna materna Marzia.
Cagionevole di salute e frequentemente soggetto a violente epistassi, Giacomo viene esaminato e curato da una fattucchiera con un complicatissimo e proficuo rituale. L'esoterismo diverrà da quel momento una costante della sua vita, ma esso sarà uno dei tanti modi con cui ironizzerà a riguardo della credulità popolare nei confronti dei rituali più stravaganti dei suoi tempi.
Promettente negli studi, nel 1742 a Padova si laurea con estrema facilità in Giurisprudenza, ma i suoi postumi tentativi di intraprendere la carriera ecclesiastica e militare sono dei fallimenti.
Il desiderio di amore in Giacomo è notevole e le donne sembrano apprezzare il ragazzo. Condizione necessaria per diventare un grandissimo "sciupafemmine".
La conoscenza di un personaggio come Matteo Brigadin (ricco mecenate veneziano), che lo manterrà come un vero e proprio figlio (soprattutto dopo che il giovane letterato gli salvò la vita), contribuirà tuttavia ad aumentare i vizi del giovane, costretto dopo poco tempo a scappare a Parigi. La sua carriera di seduttore inizierà proprio nella capitale francese subito dopo aver incontrato Henriette (forse pseudonimo della provenzale Adelaide de Gueidan) nel 1749, ma si protrarrà per molti anni anche a Venezia, dove ritornerà tre anni dopo essere stato nuovamente costretto alla fuga. Sempre alla ricerca del cosiddetto "coup de theatre", la sua sete di avventure amorose non si placa, anzi va addirittura a minare l'integrità della Chiesa, a causa della molestia a due monache. Solo seduttore? No, anche uomo interessato ad ottenere appoggi di natura politica. Nel 1750 partecipa attivamente alla Massoneria nella città di Lione, pur non essendo per nulla interessato al suo significato prettamente ideologico. Ebbe inoltre modo di conoscere W.A. Mozart e B. Franklin, dai cui incontri ottenne non solamente notorietà, bensì molti privilegi a livello europeo (possibilità di viaggiare e di apprendere perfettamente il francese su tutti). Pochi mesi dopo è di ritorno a Venezia, dopo aver tra l'altro viaggiato a Dresda, Praga e Vienna. Nella notte tra il 25 ed il 26 luglio viene arrestato e condotto ai "Piombi", dove sconterà una pena per ragioni non ben precisate: errore gravissimo da parte dei giudici del tempo, che avevano pensato ad una condanna piuttosto breve e per la quale non valeva assolutamente la pena fuggire. Brutta vicenda per il famoso seduttore, che tuttavia abbrevierà la sua prigionia fuggendo dal penitenziario e ciò lo renderà un mito di fronte a tutti i suoi contemporanei. La sua condizione sociale era difficile da definire, poiché, mentre le sue freqentazioni lo spingevano verso la classe dirigente, i suoi costumi erano affini più alla classe borghese.
L'amicizia con il frate Marino Balbi (suo compagno di progionia) è brevissima, poichè frutto di puro opportunismo, tanto che l'eroe veneziano scapperà prima in Germania, poi a Parigi. Lì raggiunse l'ormai ministro e di lì a poco Cardinale De Bernis, che lo aiutò per lungo tempo. Lunga fu anche la relazione con l'alquanto stravagante e ricchissima marchesa Jeanne d'Urfé, appassionata di riti magici ed esoterici. La sua stravaganza fu davvero notevole, dato che giunse a finanziare il suo amante, divenuto Ricevitore, per la creazione della Lotteria nazionale (che poi risanò le finanze francesi). Dopo una missione in incognito effettuata in Olanda, Casanova aiutò coraggiosamente l'amica di lunga data Giustiniana Wynne, incinta di un nobile veneziano. Dopo varie vicende cedette i suoi diritti nella lotteria francese per pagare quei debiti che aveva accumulato con la sua vita da dissipatore, ma fu l'aiuto della d'Urfé a salvarlo. Successivamente viaggiò in Olanda, Svizzera ed in Italia, dove fu ricevuto persino dal papa Clemente XIII. Nel 1762 ritornò a Parigi, ma per poco tempo, dato che la marchesa si era stufata di lui. I successivi viaggi lo videro visitare Londra, Berlino, Mosca e la Polonia, dove fu ospitato nella corte di Stanislao II Poniatowski. In quel luogo sfidò a duello il conte Branicki, per una ballerina veneziana. Entrambi risultarono malconci dopo il duello, ma il nobile polacco sembrò avere la peggio. Fu così che Casanova, ferito gravemente ad un braccio e cacciato dal re Luigi XV da Parigi, tornò dall'amata Henriette in Provenza, che lo curò durante i giorni della malattia. Rimessosi in sesto e rincuorato dall'aver ricevuto la Grazia dagli Inquisitori veneziani, fece ritorno dopo 18 lunghi anni a Venezia. Qui si dedicò alla sua attività di scrittore e nel 1875 pubblicò la traduzione dell'Iliade, sponsorizzata persino dal doge Mocenigo. Nel frattempo, Giacomo intraprese una storia d'amore con Francesca Buschini, con cui aveva intessuto una fitta rete epistolare negli anni dell'esilio. Pochi mesi dopo, venne offeso dal notabile Carletti in casa Grimani, che tuttavia non prese le sue difese, provocando nello scrittore una reazione violenta, culminata in un libello piuttosto offensivo nei confronti di quest'ultimo. L'Oligarchia della città lagunare si arrabbiò per questa vicenda ed esiliò nel gennaio 1783 il celebre scrittore, che andò prima a Vienna, poi definitivamente a Dux in Boemia. La vita di Casanova era ormai giunta al punto di non ritorno: incompreso ed esiliato aspettava mestamente il giorno della sua morte, che giunse il 4 giugno del 1798. L'immaginario collettivo lo ricorda come magico ed ipnotico amatore, il cinema lo ha reso il protagonista di molti film di successo, di cui l'ultimo magistralmente interpretato da Heath Ledger (nella foto in alto a destra) nel 2005, mentre la musica lo ha rievocato in chiave latino-sensuale (basti pensare alla canzone Casanova cantata da Paulina Rubio). Il suo modo di essere in vita è divenuto proverbiale, anche favorito dal fatto di essere considerato un vero e proprio Pubbliche Relazioni dell'antichità, anche perché aiutato da doti oratorie fuori dal comune, nonché spalleggiato da una cultura estremamente ampia. Comments (33)
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