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Fergie: un personaggio ØNIRICØ"La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi"
(Oscar Wilde poeta, drammaturgo e scrittore irlandese)
2000: 3, 2, 1 ed inizia il nuovo anno, secolo e millennio. Un momento indubbiamente sensazionale, rovinato però dall'incertezza politica e sociale a livello mondiale. Le minacce continue alla sicurezza del pianeta, nonchè i violenti attentati di matrice terroristica hanno reso la civiltà di inizio XXI secolo titubante e facile vittima di attacchi repentini e distruttivi. Ed è proprio in questo periodo che venne spontanea la domanda: "Where is the love?".
27 marzo 1975: nasce a Whittier in California Stacy Ann Ferguson, figlia di Patrick Ferguson e Terri Gore, un personaggio destinato a cambiare la visione dell'Hip-hop femminile. Cresciuta a Hacienda Heights (California), frequenta la Glen A. High School, diventando contemporaneamente stella del programma televisivo Kids Incorporated accanto alla celebre doppiatrice Renee Sands.
L'immagine di ragazza per bene di inizio carriera stona alquanto con la sua attuale figura di "ghetto-funker", dettata sia dalla sua voce ritmata che dal suo look spesso sbarazzino ed appariscente.
al punto di vista musicale, la voce di Fergie è una delle più riconoscibili a livello mondiale. Un timbro unico, anche se talvolta necessita di essere rinvigorito da un coro o da una voce maschile (Justin Timberlake, Will.I.Am per esempio).
Gli esordi di questa cantante californiana sono da ricercarsi nel trio Wild Orchid, composto oltre che da lei stessa da Renee Sandstrom e Stefanie Ridel. Due dischi incisi, un terzo rifiutato dalle case discografiche, seguito da liti ed incomprensioni che videro Stacy lasciare il gruppo.
Il periodo immediatamente successivo a queste liti fu davvero difficile per la nostra cantante, che cominciò ad assumere quantità di Metanfetamina (potente droga stimolante) arrivando a pesare poco più di 40 Kg.
Il momento di crisi era arrivato subito dopo l'inizio di una promettente carriera, ma sarebbe finito presto, prestissimo.
In una recente intervista a Time Magazine, Fergie ebbe il coraggio di parlare di quell'addiction che tanto la aveva danneggiata in quel periodo, definendola come: "il partner più difficile con cui ho troncato. E' la droga che crea dipendenza. Ma è il modo con cui tu inizi a farlo nel primo posto che è interessante. Molto di essa [dipendenza] era essere un'attice-bambina; ho imparato a sopprimere i miei sentimenti."
Parole amare, piene di rammarico, ma al contempo saggiamente dettate dalla voglia di non ritornare più sull'errore antico, fornendo anche l'esempio per i fan e non solo.
Insomma, un personaggio così meritava una seconda chance. Essa arrivò nel 2003, quando il gruppo dei Black Eyed Peas, dopo aver rotto con Kim Hill, la scritturò come vocalist.
Aveva finalmente intrapreso la via del successo.
Dopo aver inciso cinque canzoni di prova con il gruppo, entrò a far parte del complesso a tutti gli effetti, dando un lustro notevolissimo alla band, fino a quel momento marginale nel panorama americano e mondiale.
Presenza e voce notevole, fisico da pin-up e grande voglia di stupire: ecco la ricetta per il successo di Fergie.
La fortuna riscossa dai Black Eyed Peas è stata enorme soprattutto perché questo gruppo è riuscito a coinvolgere decine di migliaia di fan nei loro numerosi concerti svoltisi in tutto il mondo.
Fergie ha dato un contributo di bellezza e carattere davvero insuperabile, unita ad un'energia talvolta straripante (il concerto di San Diego del 2005 ne è un esempio).
"Hey mama", "Don't lie", "Don't phunk with my hearth", "My humps" e "Pump it": ecco la grande rivoluzione musicale attuata dai BEP negli ultimi 3 anni.
Elephunk e Monkey Business sono stati i principali artefici della rivoluzione dell'hip-hop, reso proprio da questo gruppo molto più popolare e commerciale.
Nel 2006, Fergie ha deciso di intraprendere (forse solo per un certo periodo) la carriera di solista, incidendo un album con un titolo alquanto ironico: The Dutchess, beffeggiando la celebre omonima e duchessa di York Sarah Ferguson.
Titolo deliziosamente irriverente, così come "delicious" sono le canzoni contenute nell'album.
"London Bridge" (questo il nome del primo singolo uscito) è una chiara e spassionata presa in giro alla società inglese, in cui la cantante, utilizzando termini anche scurrili esalta le sue doti di ballerina, la sua sensualità e la sua stravaganza.
"Fergalicious" invece è un vero e proprio inno a se stessa e l'amico Will.I.Am lo conferma. L'esordio della canzone dice: "The beat that I'm bangin' is de-li-cious" (il ritmo che sto creando è delizioso) ed indica come l'autostima di Stacy non sia proprio da sottovalutare: anzi. La continuazione del pezzo sottolinea ulteriormente tutto ciò e Fergie fornisce una definizione di sè in termini piuttosto... hot!
Pur definendosi "non-promiscua", nella canzone traspare uno spirito piuttosto libertino di donna irraggiungibile e non dissoluta.
L'unica attitudine di un personaggio del genere? Chiaramente stare in palestra tutto il giorno in palestra a scolpire un fisico perfetto e STEY (squisito) per gli occhi.
Insomma una donna "Glamourous", destinata a vivere "over the skies", lasciando tutti i suoi fan con il fiato in sospeso.
I premi sono già arrivati copiosi nella sua carriera, dato che sia agli MTV awards europei e non, ai Billboard Awards ed ai prestigiosissimi American Awards è riuscita ad ottenere copiosi riconoscimenti.
Le ciliegine sulla torta sono però i tre Grammy Awards, ottenuti in collaborazione con i Black Eyed Peas per "Let's get it started", "Don't phunk with my hearth" e per "My humps". E questo è solo l'inizio di una carriera che sicuramente si confermerà folgorante.
Sorprendente? No, Fergie. Chissà se anche in futuro riuscirà a sorprendere come ha fatto in questi ultimi anni e se qualche grande musicista la sceglierà per duetti mozzafiato.
In ogni caso ci si accontenterà di vederla vestita "Dolce & Gabbana, Fendi and then Donna", così come dice in una sua celebre canzone.
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